Il dialetto soresinese
Ad oriente del Serio morto si stende una zona che da Ticengo, Cumignano, Trigolo, scende a sud, fino a comprendere Genivolta, Azzanello, Casalmorano, Soresina, San Bassano. Ad un occhio poco attento sembra che il dialetto di queste località si identifichi in un'unica parlata stendentesi ... a mo' di valanga... fino al cremonese.
Le diversità, invece, tra località e località, dall'Oglio all'Adda, sono piuttosto consistenti. Per semplificare, distingueremo la zona Castelleonese (un'isola linguistica, come è stata definita e di cui abbiamo fissato le caratteristiche) e la zona di Soresina che di grado in grado segna il passaggio al cremonese.
Il soresinese, meno strisciato e meno ninato del cremonese, se ne distingue soprattutto per il prevalere del suono -i- sul suono -e- e per l'uso frequente del suono -ö- in sostituzione della -u- o della -o- (castelleonese -u-:fìùl; cremonese -ó-:fìóol; soresinese -ö-;fìööl).
Per quanto riguarda il suono -e-, già abbiamo pubblicato uno specchietto comparativo, che tuttavia può essere rivisto per maggior chiarezza:
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Italiano
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Castelleonese
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Soresinese
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Cremonese
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le pietre
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le préde
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li préedi
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le préede
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le birre
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le bìre
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li bìri
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le bìre
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le gambe
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le gàmbe
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li gàmbi
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le gàambe
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gli sgambetti
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le gambirùle
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li gambirööli
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le gambaróole
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Negli sgambetti si avverte chiaro il passaggio dal suono -u- del castelleonese al suono -ó- del cremonese attraverso il suono -ö- del soresinese.
Da sottolineare, poi, la contenuta lunghezza della vocale tonica; il soresinese, infatti, si differenzia al-quanto dal cremonese specie per la pronuncia più spedita ed aspra, oltre che per la notevole quantità di vocaboli del tutto autonomi e per la diversità delle finali.
Sul dialetto del soresinese hanno evidente influenza il milanese e soprattutto il cremasco, per cui ai Soresinesi accade di sentirsi chiedere se sono Bergamaschi per l'asprezza e la speditezza del loro linguaggio che li assimila, in parte, ai parlanti i dialetti orobici.
Soresina, centro della zona linguistica
Che Soresina dia il nome a questa zona, abbastanza omofona da farla considerare un territorio linguisticamente determinato, è del tutto normale, ove si ricordi che la città di San Siro è importante centro economico, ricco di industrie e di attività artigianali, mercato frequentato. Quarta nella provincia, per numero di abitanti, terza se escludiamo le frazioni, Soresina è posta nel mezzo di un fertile scacchiere agricolo di cui rappresenta il naturale mercato di accentramento e di smercio.
Le sue origini sono assai remote: la località forse esisteva già in epoca romana, nel 60 d.C., se San Siro, primo vescovo di Pavia, vi si rifugiò per sfuggire ad una persecuzione. Storicamente, il nome di Soresina appare per la prima volta nel 1087 quando Usberto, vescovo di Cremona, vi acquistò un lotto di terreno.
Le vicende della sua travagliata esistenza la vedono espugnata e saccheggiata più volte e più volte risorta a prospera vita. Ricca di monumenti, s'adorna della chiesa di San Siro, con il campanile di 51 metri, disegnato dal Voghera, che progettò pure il Cimitero, mentre il Palazzo comunale, il palazzo dell'Ospedale, il Teatro sociale debbono le loro linee architettoniche al Visioli che, in tal modo, onorò la sua città natale. Tanto fervore si alimentò, specie nella prima metà dell'Ottocento, dell'iniziativa amorosa degli abitanti.
Appunti di fonematica del soresinese
Riprendendo il discorso fonematico, si diceva che il Soresinese è caratterizzato dalle terminali in -i- come risulta da alcuni esempi addotti in comparazione con altri dialetti. C'è da aggiungere che anche il Cremonese rustico presenta finali in -i-.
Se a Cremona si dice le dóne, subito nel suburbio si può sentire li dùni, sicché il proverbio, frequente anche in città: de sutàane ghe n'è tàante, ma de dóne ghe n'è pòoche, suonerà nel dialetto soresinese: de sutàni che n'è tànti, ma de dùni che n'è pòchi, non diversamente che nella campagna cremonese, dove si noterà solo una differenza nella quantità delle toniche in -a- e in -o- di cui s'avvertirà un maggior tempo di durata. La desinenza in -i- resta tale al plurale femm. anche degli aggettivi, nonché degli articoli (es. li belèsi) e di conseguenza delle preposizioni articolate per cui troveremo chèsti figüri, li me òperi, li ciàpi, de li bèsti, li vòsti impresiòn, li bèli stàtüi, ne j andàni, cun chèli uperàai (femm. pl.).
In -i- terminano pure certi avverbi, come fòorsi (= forse). II suono -u-, che tanto di frequente chiudeva i fonemi del dialetto Cremasco e Soncinese (non del Castelleonese), torna nel Soresinese, non altrettanto frequente ma neanche raro. Così avremo férmu (anziché féermo), entüziàsmu (anziché entüziàasmo); ménu/diménu; zù (zó); guànu; secùndu mé; ècu, dòpu, fàtu stà; càzu; frütétu; vergùt; invèrnu; véciu, ecc. Anche nell'interno del vocabolo troviamo la -u- dove il cremonese ha la -o-; neùut (neóot); nùm (nòom); mùnt (móont); giùuen (gióovin).
La -o- chiusa del vernacolo cremonese diventa per lo più -ö- (eu francese): vööl (vóol); cöör (cóor); vööri (vóori); fööra (fóora); pirööla (piróola); fìööl/fìùul (fìóol); böö (bóo); föi (fói); vörel (vóorel); pröa (próova); manzööi (manzóoi); pödi (pódi); cöta (cóta); ecc. La -o- del cremonese è, in soresinese, per lo più, -ü- tüt (töt); tüti (töti); mücia (möcia); pügn (pögn), ecc. Non infrequente la apofonia da -a- ad -e-: steòlta; scrègna (scràgna); oppure da -i- ad -e-: enfìna (infìin); ensùma (insùma); ensèma (insèma); entàant (intàant) e così di seguito. Anche in soresinese, come nel cremasco, nel soncinese, nel castelleonese, avviene spesso la obliterazione dell'aspirata iniziale o mediana. Così ultàadi anziché vultàadi; béei (béevi); ìta (vìta); edìi (vedìivi); öja (vója); òlta (vòolta); caecióla (cavecióola); egnìit (vegnìit); ìla (avìila). Vìit ha perduto la -a- iniziale (avìit); aimarìa la -v- mediana con la apofonia di -e- in -i-; si dirà primaéra anziché primavéera; àrdi, invece di vàardi; léa, invece di léeva; ùus, invece di vùus; caedàgni, invece di cavedàgne; traìis, invece di travìis. Del cremonese véder (= vedere) rimane nel soresinese èt. Ma anche le terminali -er- cadono spesso: léc, per léger; ìs per éser; sustègn, per sustégner; nàs, per nàser e via dicendo. La vocale tonica in soresinese è per lo più breve, stialòn (stivalòon); bòn (bòon); fìlòn (fìlòon); nàs (nàas). Qualche perla locale abbiamo pescato qua e là: marùda per madüüra; lücelìna per il petrolio; andàa a la pés, = volgere al peggio; tiràt föra en qualvön (eccettuato qualcuno); na ciòpa, = un gruppo; dersedàa (desedàa); empuntilàat a la pògia, = appoggiato allo schienale; entremés, = in mezzo; zùuf = giogo (in cremonese: zóof); se destràmpa, = si scioglie; manimàa = di mano in mano; biliòn, = grossa biglia.
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Ricordiamo alcuni autori di poesie, testi ed interpreti del dialetto soresinese:
Luigi Talamona, Franco Merli, Peppino Cominetti, Ivalda Stanga, Edoardo Ginestri, Flavio Menozzi, Giuseppe Allegri, Palmira Pagliari, Pinuccia Pagliari Campanini, Dante Mainardi, Ciano Bertöl, Battista Manzella, Danilo Ferrari, ecc.
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